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28 Mag

Come si fanno le leggi europee?

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Una parte importante della legislazione in vigore nel nostro paese ha origine nell’Unione Europea. Quest’ultima produce soprattutto due tipi di leggi: “regolamenti” (ad applicazione diretta) e “direttive” (da applicare con leggi statali). Come vengono fatte queste leggi che tanto influiscono sulla vita dei cittadini? Vediamolo brevemente.

Fino a non molto tempo fa, era il Consiglio dei ministri delle Comunita’ Europee (ossia l’organo che riunisce i governi degli stati membri) ad approvare le proposte di legge presentate in via esclusiva dalla Commissione europea. Questa era conosciuta come procedura di cooperazione. In questo iter, il Parlamento europeo era quasi alla stregua di un semplice spettatore che si limitava a esprimere pareri non vincolanti. Questo sbilanciamento nell’attribuzione del potere legislativo ha provocato un deficit democratico all’interno delle istituzioni europee, visto che il Parlamento europeo e’ l’unica istituzione eletta direttamente dai cittadini europei. 

Nel 1992 il Trattato di Maastricht ha introdotto la cosiddetta procedura di codecisione, mettendo il Parlamento europeo al pari del Consiglio nell’adozione delle leggi. Questa procedura e’ stata poi ampliata dai Trattati di Amsterdam (1997) e Nizza (2001), fino ad arrivare al Trattato di Lisbona (2007) che ha elevato la codecisione a procedura legislativa ordinaria dell’UE.  

Vediamo nel dettaglio le fasi della procedura di codecisione. Una volta che la Commissione ha presentato la proposta di legge (su iniziativa propria o accogliendo le richieste delle altre istituzioni, dei Paesi dell’UE e le iniziative dei cittadini), si avvia la “navetta” delle letture successive: la prima lettura spetta al Parlamento europeo il quale può approvare o presentare emendamenti al testo di legge. Segue quindi la prima lettura del Consiglio dell’UE il quale può approvare le modifiche apportate dal Parlamento, e adottare così l’atto legislativo ponendo fine all’iter in modo positivo, oppure può presentare a sua volta modifiche e rinviare il testo al Parlamento per una seconda lettura.

Se al termine della seconda lettura il Consiglio non approva gli emendamenti del PE, si avvia la fase di conciliazione, in cui un comitato composto da un egual numero di eurodeputati e membri del Consiglio negozia un accordo tra le parti. Se l’accordo manca, l’atto decade, l’iter legislativo termina e può ripartire solo da una nuova proposta della Commisione. Se invece il comitato raggiunge un accordo, si ha il cosiddetto progetto comune che dovrà essere trasmesso al PE e al Consiglio per la terza lettura.

In questa fase il progetto comune dovrà essere approvato da entrambe le istituzioni così com’è, senza possibilità di proporre ulteriori modifiche. L’atto è adottato se viene approvato in terza lettura sia dal PE che dal Consiglio, in caso contrario la procedura termina e l’atto non ha più valore.

Dopo essere stato approvato e firmato dai Presidenti di entrambe le istituzioni, l’atto viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE con le specifiche indicazioni riguardanti l’entrata in vigore. 

 

 
 
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