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02 Mag

L'idea di Europa

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Il pensiero lungo sul futuro del pianeta è sempre stato la cifra di progresso del modello europeo. Tuttavia, il pensiero breve schiacciato sul presente cui ci stiamo abituando, sta togliendo sempre piu’ spazio alla possibilità di immaginare un futuro diverso, migliore. Il senso di incertezza dei giovani europei e la loro sempre più frequente necessità di lasciare il continente, non è che l’emblema del senso di smarrimento di una intera civiltà, la cui crisi economica non è che una parte, un campanello d’allarme.

La presa di coscienza di una crisi soprattutto culturale necessita di approfondite analisi in senso sociologico, psicologico ed economico, ma anche globalmente storico, poiché il ritrovare quello sguardo del mondo sul mondo, che l’Europa ha avuto in tutte le fasi della storia globale fuorché quella moderna, implica una ricerca ad ampio raggio sul passato e sul futuro.

La domanda che sorge da questa constatazione riflessione è la più semplice: ‘qual è il valore, dell’Europa oggi? Quindi, quale dovrebbe essere il modello di Europa nel 21mo secolo, se quella attuale è in crisi sistemica?'

Il sociologo ed economista Ulrich Beck, insegnante alla London School of Economics e dell’Università di Monaco di Baviera, in un’approfondita intervista di qualche tempo fa, indicava fra gli obiettivi di una ‘prossima Europa’ il ritorno ad una istituzione sovranazionale rispondente alle necessità dell’individuo, prima ancora che alle istituzioni, all’economia e alle situazioni collettive. Questa dovrebbe essere la via d’uscita da questa ampia crisi. In particolare con uno sguardo alle giovani generazioni, queste necessità non possono, secondo lo studioso, essere più semplicemente la sicurezza sociale o l’assenza di guerre, ma devono comprendere primariamente una maggiore certezza nel futuro.

Lo studioso tedesco, inoltre, sostiene l’importanza della collaborazione fra le persone prima che fra le istituzioni, partendo dal presupposto che non vi sia democrazia che consista semplicemente in un voto a scadenza fissa, e che pertanto la presenza dell’Europa come istituzione democratica dipenda dal fatto che prima di tutto “gli Europei debbano ‘fare l’Europa’”. E’ questo lo spirito del Manifesto “We are Europe!” ideato e promosso dallo stesso Beck. Ma questo processo non sarà facilmente realizzabile “senza che i cittadini possano respirare l’aria di libertà; fino a quando non sapranno se avranno una casa o una famiglia, come vivranno domani o quando saranno anziani” come si legge nel Manifesto stesso.

Sembrano dunque delinearsi due fondamentali risposte alle difficili domande poste inizialmente sul valore e sul futuro dell’Europa:

a) la necessità di ritornare all’individuo e alle sue esigenze

b) l’adottare un modello cooperativo fra le nazioni e le popolazioni, che favorisca questo cambio di prospettiva

Reinventare la modernità europea è innanzitutto ripensare l’individuo come centrale nell’agire e nel programmare la politica. Proprio su una focalizzazione dell’individuo è nata la cultura europea nella sua culla, la Grecia Antica. Già nel V secolo a. C. la cultura greca incominciò la grande elaborazione di una morale fondata sulla libertà interiore del singolo. Il concetto di libertà del singolo con la sua massima espressione in una struttura politica per la prima volta sovranazionale e multietnica si è realizzato in quella che è stata la prima forma reale di annessione europea, l’Impero Romano. La res publica, con le sue strutture territoriali e politiche, è diventata così il modello vincente sul territorio europeo, nel rispetto delle diversità dei substrati culturali, che sarebbero poi riemersi nel medioevo dando vita agli stati europei moderni.

La rifondazione di un nuovo concetto homo europaeus, di individuo e società insieme, dovrà recuperare molto del concetto di uomo greco: uno nella sua globalità, polivalente ed omogeneo con il suo contesto. Mentre l’uomo moderno-contemporaneo-globalizzato è caratterizzato da una profonda specificità, l’uomo greco è l’intero in cui l’aspetto politico, interiore e conoscitivo vengono a coincidere.

La singolarità autosufficiente dell’individuo è un valore solo se trova espressioni collettive: partendo da questi dati storici e da questo presupposto il Manifesto di Beck fa appello ad un’azione individuale e allo stesso tempo collettiva per la ricostruzione di un’Europa modello bottom-up (e non top-down), spronandone i firmatari (fra i quali si annoverano Bauman, Krugman, Habermas e molti altri) con un aforisma che celebra l’adagio kennediano: “Non chiederti cosa può fare l’Europa per te; chiediti cosa puoi fare per l’Europa”…mentre fai l’Europa!

Il secondo aspetto cruciale per il futuro dell’Europa, è dunque quello di una rifondazione della società che abbia anche la capacità di ammortizzare i rischi di situazioni o momenti della vita delle persone in cui emergono le difficoltà. L’atmosfera di paura creatasi a causa dell’incertezza finanziaria ha messo sotto minaccia la previdenza e solidarietà sociale, alla base del concetto di welfare state, anch’esso caratterizzante la cultura europea e il suo modello democratico. L’attuale idealizzazione dell’austerità, che risulta invero poco previdente, ha in poco tempo derubricato quello di solidarietà.  

Talvolta i venti antieuropeisti cui siamo esposti dall’informazione mettono in dubbio l’ambizioso progetto degli “Stati Uniti D’Europa”. A questo pericolo bisogna rispondere con un’idea di Europa quale laboratorio di idee politiche e sociali. In pratica tornare a quello che l’Europa ha dato al mondo fino agli inizi del ‘900, il suo apporto ideale, la sua visione sul mondo, il suo ruolo di leadership nel capire e governare i cambiamenti sociali: un ruolo senza paralleli altrove.

I cittadini dovranno godere non solo di una politica economica comune, di provvedimenti comuni sui flussi migratori o sulle questioni ambientali. I cittadini dovranno sentire di nuovo di vivere in quel continente in cui i cambiamenti accadono e vengono recepiti, ripensati, istituzionalizzati perché siano a beneficio della collettività. Gli europei dovranno essere in grado di godere degli stessi diritti civili in ogni paese dell’Unione ed usare i network europei per diffondere cultura, letteratura, arte, teatro, filosofia e pensiero come elementi di supporto alla causa europea stessa.

Saniamo la ferita tra cittadini ed istituzioni e l’Europa si salverà. 

 
 
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