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10 Feb

La grande incognita della Tobin Tax

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Circolano raramente sulle maggiori testate giornalistiche italiane approfondimenti o discussioni riguardo alla Tobin Tax.

La Tobin Tax prevede che chi esegua una transazione finanziaria debba pagare una cifra tipicamente proporzionale al valore della transazione stessa. Supponiamo per esempio che un investitore voglia comprare o vendere un numero arbitrario di azioni di una qualsivoglia società quotata in borsa. La Tobin Tax – o qualsiasi tassa su transazioni finanziarie – prevede che l’investitore che voglia comprare le azioni debba pagare una tassa allo stato per ogni azione comprata: questa tassa può essere fissa per certi titoli finanziari o proporzionale al valore della transazione per altri.

Una tassa di questo tipo è stata inserita nella legge di stabilità approvata dal governo Monti nel dicembre 2012.

Tre sono i principali obiettivi di questa tassa: 1) Creare gettito per lo stato da un settore ritenuto complessivamente sotto-tassato, 2) ridurre la volatilità soprattutto nei mercati ad alta frequenza 3) contrastare la speculazione finanziaria.

Lasciando da parte il primo obiettivo – il cui scopo appare altresì evidente -, cerchiamo di capire meglio che cosa si intenda con gli altri due. Con volatilità si intende la variazione positiva o negativa registrata dai prezzi: mercati particolarmente volatili presentano impennate o cadute di prezzi particolarmente pronunciate. È comunemente risaputo e accettato che alta volatilità è sinonimo di instabilità e quindi andrebbe evitata, anche se è proprio da grossi movimenti per lo più inaspettati che si registrano maggiori profitti. Su questo semplice concetto che si basa la speculazione finanziaria, la quale – pur non avendo una vera e propria definizione – consiste nell’approfittare di movimenti slegati da fattori economici fondamentali, per far profitto sulla base del puro movimento dei prezzi. Con l’avvento del trading ad alta frequenza, ovvero su movimenti dei prezzi a scale temporali fino alla frazione di secondo, movimenti di prezzi anche minimi possono portare a ingenti profitti, se il volume di transazioni è grande. Si può in linea generale affermare che la speculazione finanziaria favorisca l’aumento della volatilità in quanto un numero maggiore di transazioni facilita lo sviluppo di movimenti endogeni che vanno ad influenzare le variazioni dei prezzi.

È chiaro quindi che una tassa sulle transazioni finanziarie si ponga come obiettivo quello di contrastare questi fenomeni considerati nocivi per il mercato, allo stesso tempo vestendo panni di Robin Hood nel togliere ai ricchi per dare ai poveri. 

L’introduzione della Tobin Tax nelle borse occidentali ha fornito il palcoscenico per scontri in grossa misura ideologici riguardo al ruolo della finanza nelle società odierne. In pochi tuttavia si sono fermati a riflettere e a domandarsi quali possano essere, da un punto di vista oggettivo, i benefici ed i rischi associati ad una potenziale legge.

Nel nostro lavoro di Gennaio 2013  abbiamo analizzato gli obiettivi principali di questa tassa nel contesto finanziario italiano e abbiamo discusso le proiezioni particolarmente riguardo al gettito previsto per lo stato. Abbiamo anche descritto i maggiori potenziali rischi, primo fra tutti quello associato alla prevedibile riduzione della base imponibile una volta introdotta la tassa.

Dopo dieci mesi dall’entrata in vigore della tassa i primi dati sembrerebbero scoraggianti: del miliardo di euro previsto un anno fa, solo 159 milioni sono stati effettivamente ricavati dalla tassa; inoltre, secondo operatori della Borsa di Milano, gli scambi nel mercato italiano hanno registrato un calo del 12%. In altre parole, sembrerebbe che i benefici fossero stati sovrastimati mentre i danni temuti si siano materializzati.

È a questo punto fondamentale fermarsi per valutare, dati alla mano, i benefici oggettivi dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie nel mercato italiano. In particolare quali possibili modifiche dell’attuale decreto in vigore potrebbero attirare capitali nel mercato italiano, allo stesso tempo scoraggiando la speculazione finanziaria e creando un gettito significativo per le casse dello stato.

Vale inoltre la pena di guardare a l’esperienza di altri paesi per capire se gli esempi di esito positivo siano stati riscontrati in mercati confrontabili con quello italiano.  

È verosimile pensare che una più efficace legge possa essere scritta basandosi su una attenta osservazione delle percentuali di transazioni considerate tossiche e dunque da contrastare. Come distinguere per esempio la tassazione sull’alta frequenza da quella su transazioni ritenute “ordinarie”? Occorre innanzitutto capire quale sia la vera causa della volatilità e molteplici studi hanno mostrato che non necessariamente il trading ad alta frequenza sia da imputare come maggior responsabile.

I prossimi mesi saranno cruciali nel definire una base oggettiva a ulteriori modifiche della legge di stabilità del dicembre 2012, con l’obbiettivo di rendere la Tobin Tax in Italia un beneficio più che una bandiera ideologica che rischierebbe di danneggiare la già disastrata finanza pubblica.

Di Raffaello Morales e Andrea Papadia. Il post e' apparso su Pagina 99.



 
 
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