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16 Gen

“Che cosa volete?” Limiti e opportunità del movimento dei Forconi

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“Cosa volete?” è la domanda che, ultimamente, viene spesso posta agli esponenti del movimento dei “Forconi”. Inizialmente la risposta dei Forconi alla domanda è stata: “I politici fuori dal parlamento” (per rispondere nella maniera meno colorita). Una risposta simile permette al destinatario di liquidare la richiesta in quanto poco pragmatica e aggressiva.  Per questo, i Forconi sono recentemente essere passati alla fase due, con proposte programmatiche più concrete annunciate durante il “presidio di Soave” e ufficializzate in questi giorni.

Se il passaggio alla fase due può sembrare una svolta pragmatica, uno sguardo più attento alle richieste dei Forconi rivela la distanza del movimento dall’acquisire riconoscimento politico e, magari, ottenere i risultati sperati. Questo accade perché non è ancora chiaro esattamente cosa i Forconi vogliano ottenere e per chi.

Il preambolo del documento ufficiale del presidio di Soave stabilisce l’intenzione di “salvaguardare la dignità di ognuno”, ovvero di ogni italiano, entro il 21 gennaio prossimo. Ma cosa significa “dignità” per i Forconi? E con quale legittimità può il concetto di dignità dei Forconi essere esteso a “ognuno”? In altre parole, chi aspirano a rappresentare i Forconi: la Sicilia, da cui si è originato il nucleo del movimento, o tutti gli italiani? E soprattutto, chi vuole essere e si sente rappresentato dai Forconi? In altre parole, l’efficacia del movimento sembrerebbe dipendere innanzi tutto dall’individuare il destinatario specifico delle richieste.

Come ottenere la suddetta dignità? Secondo i Forconi, attraverso l’adozione di una serie di proposte programmatiche. Vediamo le principali.

“Sospensione immediata di tutte le procedure esecutive di qualsiasi origine”. Ma quali procedure esecutive? E con quali conseguenze? La vaghezza di un simile imperativo potrebbe significare qualsiasi cosa, inclusa la totale inattività del governo. Lo scenario ipotetico in cui il governo sospende tutte le procedure esecutive lascia potrebbe indicare anarchia così come un governo decorativo e, dunque, privo di significato. Quindi, questo primo punto equivale all’inefficace risposta iniziale: “tutti fuori dal parlamento”.

“Aumento in busta paga per i dipendenti privati (300 euro) attraverso la defiscalizzazione degli oneri contributivi a carico dell’impresa”. Ma dipendenti privati di quale livello? E perché proprio €300? In questo caso, sarebbe bene specificare quanto e di quali imprese la defiscalizzazione produrrebbe e indicare a quali categorie e in quali termini distribuire la ricchezza prodotta. Per rendere la proposta robusta, sarebbe bene illustrare il processo attraverso il quale si è giunti alle conclusioni proposte.

“Riduzione considerevole del costo del carburante per uso professionale (trasporti, agricolo, peschereccio) nonché dei pedaggi autostradali”. A quanto equivale una riduzione “considerevole”? E quali e quanti benefici ne conseguirebbero? Per utilizzare un esempio semplicistico, cosa cambierebbe tra una riduzione da €100 a €80 e una da €100 a €50?

La riflessione su alcune delle proposte programmatiche dei Forconi vuole invitare a riflettere sulla necessità del movimento di studiare in dettaglio il contesto legale, economico e istituzionale all’interno del quale l’obiettivo/gli obiettivi del movimento prendono forma. Nel rispondere alla domanda “che cosa volete?” è bene che i Forconi sostituiscano generalizzazioni quali “tutte,” “qualsiasi” e “ognuna” con numeri e soluzioni specifiche che soddisfino i seguenti quesiti: per chi, perché e come dovremmo eseguire questo cambiamento? 

Le idee dei forconi parlano di eguaglianza sociale, dignità e solidarietà. Concetti nobili e fondanti della Costituzione stessa. Tuttavia, per tradurre queste idee in pratica è fondamentale sapere quali leve tirare per attivare gli ingranaggi che risolvano le cause strutturali, piuttosto che gli effetti, ed evitare un dibattito spesso disinformato e dai toni populisti.

 

 
 
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