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09 Dic

Giovani e mercato del lavoro: la decima puntata del nostro programma radio

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Dopo aver trattato di mafia, evasione fiscale, sanità, austerità ad altro ancora, la nostra ultima puntata di questa stagione la dedichiamo ai giovani ed il mercato del lavoro. Perché mai leggersi questo post, quando si può approfondire queste questioni accompagnati dalla voce della cantante emergente Italo-Sudanese Amira Kheir o dai ritmi dei chittarrisiti messicani Rodrigo Y Gabriela?! Ma si sa, a noi di Quattrogatti.info piacciono i dati, e quindi in questo post focalizziamo l'attenzione su i due grafici più importanti puntata.

Il primo ci ricorda che la crisi e’ si un campanello d’allarme, ma attenzione, non e’ l’origine delle difficoltà dei giovani nel mercato del lavoro. Come vediamo qui sotto, in molti paesi Europei i giovani che non lavorano, non studiano e non sono su un corso di formazione (i cosiddetti 'NEET') erano non lontani dal 15% sia prima che dopo la crisi. Bisogna quindi capire le cause sociali e strutturali di questo fenomeno.
NEET rate - 2007  2012 level ITA
Come illustra un recente rapporto dell'OCSE, le difficoltà dei giovani si possono raggruppare in due tipologie. La prima riguarda gli 'youth left behind', e cioè i giovani che, per ragioni individuali o sociali, non sono rimasti 'al passo': non possiedono una preparazione scolastica, tecnica o a volte anche personale adeguata al mondo del lavoro. Invece, la seconda tipologia riguarda i 'poorly integrated new entrants': i giovani che, benché pronti per il lavoro, si trovano un mercato con pi ostacoli che opportunità. Il grafico qui sotto offre un'evidenza di entrambi i fenomeni. Al livello europeo infatti, il tasso di disoccupazione di chi finisce solo la scuola dell’obbligo e’ il doppio di chi ottiene almeno diploma. Si tratta dei giovani più svantaggiati (i 'left behind'), che in molti casi hanno bisogno di interventi per rafforzare le loro competenze e capacita' lavorative. Il grafico pero' ci mostra che in alcuni paesi, qualunque sia il livello di scolarizzazione, il tasso di disoccupazione e’ grosso modo lo stesso. Questo accade in Italia, ma anche Portogallo (PT), Grecia (EL) e Spagna (ES). Anche chi e' pronto per il mondo del lavoro non riesce ad inserirsi a causa della natura stessa del mercato del lavoro.
Unemployment rate - level - by educ ITANel caso Italiano infatti, questi dati sono sintomatici del fatto che tutti i giovani devono fare i conti con la scarsa capacita' del nostro mercato del lavoro di svolgere la sua funzione principale: unire la persona che cerca lavoro al posto più adatto alle loro capacita’ ed inclinazioni, e per contro a far si che chi offer lavoro scelga la persona migliore per la loro imprese. La natura duale del nostro mercato del lavoro fa si che da noi invece queste considerazioni siano distorte da altre, come quale dei 60 e passa tipi di contratto usare, la presenza di oneri contributivi sbilanciati, o protezioni conto il licenziamento che trattano lavoratori uguali in modo differente (come abbiamo visto in questa presentazione).

Ma il mercato duale non implica solo problemi per chi rischia di essere intrappolato in carriere senza prospettive di avanzamento. La dualità e' un problema per il sistema intero perché può significare una minore produttività. Da un lato le forti tutele contro il licenziamento di una parte dei lavoratori possono inibire il processo di riallocazione dei lavoratori da aziende in declino a aziende in crescita, che e’ assolutamente necessario per un sistema economico vitale e produttivo. Dall'altro lato, in un contesto di dualità, i datori di lavoro investono meno nella formazione di lavoratori atipici proprio perché’ sanno che la collaborazione sara’ breve termine.

Insomma il dualismo del mercato del lavoro non non e’ solo un problema dei lavoratori coinvolti. In gioco c’e’ la funzione essenziale di un mercato del lavoro. Questa la priorità di riforma.
 
 
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